E’ uno dei quartieri più vivi e caratteristici di Roma, capace di reinventarsi nei secoli passando da zona portuale a luogo prediletto per il tempo libero.

Passeggiando per le vie del Testaccio è inoltre possibile ammirare numerose testimonianze architettoniche risalenti a diverse epoche storiche.

Il Rione Testaccio è considerato uno dei quartieri più caratteristici della Capitale. Un vero e proprio museo all'aria aperta capace di condurre i visitatori in un viaggio attraverso tutte le diverse epoche, partendo dalle testimonianze dell'Emporium di Roma fino ad arrivare ai palazzi fascisti ed agli edifici di stampo industriale. Ma la sua fama non risiede solo in questo: oggi è infatti un luogo simbolo della movida romana, ricco di trattorie tipiche e frequentatissimo dai giovani per i numerosi locali notturni.

Sorto alle falde del colle Aventino, in epoca romana ospitava uno dei più importanti porti dell'Urbe, dove imponenti mezzi navali scaricavano merci di ogni tipo. Nei secoli i cocci delle anfore che servivano a contenere grano e alimenti liquidi durante il trasporto si accumularono a montagnola; da qui il nome di "Monte Testaccio" o "Monte dei cocci", e la scelta appunto dell'anfora come simbolo del rione. Fino alla bonifica e alla riorganizzazione urbana iniziata dopo il 1870, che destinò questo territorio ad attività industriali e di servizi quali ferrovie, mattatoio, mercati generali e fabbrica del gas, la zona, anche se dentro le mura, era popolata da contadini poveri e pastori, soggetta alle alluvioni del Tevere e infestata dalla malaria. Il rione, in quanto entità amministrativa, è di istituzione discretamente recente; fu infatti scorporato nel 1921 dal vasto e poco popolato quartiere Ripa, anche se c'è da dire che il Testaccio aveva una sua identità da sempre e godeva di non buonissima fama, legata appunto ai traffici del porto ed alla sua gente. Dal 1960 inizia la dismissione delle grandi aree industriali, a partire dal sostanziale abbandono dello scalo fluviale. Nel 1980 questi storici insediamenti lasciati al degrado cominciano ad essere interessati da una radicale riconversione nella destinazione d'uso: l'Università degli Studi Roma Tre si installa al posto di una parte dei Mercati generali, la centrale Montemartini viene trasformata in area museale, nel vecchio Mattatoio viene aperta una sezione del MACRO, e così via.

 La tipicità del quartiere ha ispirato negli anni artisti, poeti e registi, che ne hanno fatto location privilegiate di film e romanzi come: “Sciuscià” di Vittorio De Sica; “Ragazzi di vita” e “Accattone” di Pierpaolo Pasolini, “Il Gobbo” di Lizzani; diversi film del regista turco Ferzan Ozpetek, che nel rione oltre a lavorare ci vive.