Il rione dalle molteplici identità.

L'Esquilino non è soltanto il nome di questo rione ma è anche uno dei sette colli di Roma, insieme a Campidoglio, Viminale, Palatino, Aventino, Celio e Quirinale.

L’etimologia del nome Esquilino, il più alto dei sette colli, è incerta  forse deriva dall’antico nome latino Esquilinus che molto probabilmente trae le origini dalla parola AEXCULI, gli arbusti di leccio, cari a Giove, che ricoprivano il colle; oppure da EXCUBIAE, le guardie che Romolo mandava in giro per difendersi dagli attacchi dei Sabini di Tito Tazio, ma probabilmente, “AEXQUILAE” era solo la definizione della fascia suburbana che traeva la sua origine etimologica dal verbo “ex-colere”, ovvero “abitare fuori” rispetto al nucleo centrale dell’urbe, sviluppato intorno al colle Palatino.

Si tratta di un quartiere dalla composizione sociale varia, principalmente di estrazione borghese, in gran parte di origine immigrata, a partire dai funzionari e dalla manodopera trasferitasi quando Roma divenne capitale nel 1871, agli immigrati stranieri di oggi. Una caratteristica dell’Esquilino è, infatti, il suo carattere multietnico e multiculturale. Nel quartiere sono ambientati numerose opere letterarie, la più nota delle quali è “Quer pasticciaccio brutto di Via Merulana” (1957) di Carlo Emilio Gadda, che mette in risalto un carattere da sempre tipico della zona: un’ambiguità e una divisione tra la un mondo nobile e un mondo malavitoso e degradato.